Palazzo Fortuny

Palazzo Fortuny

GIORGIO VIGNA Altre Nature

Progetto

Un progetto site specific sviluppato da Giorgio Vigna appositamente per il Wabi-Sabi al centro del terzo piano di Palazzo Fortuny.

La mostra, a cura di Daniela Ferretti, si articola in undici momenti, undici “stazioni” o meditazioni diverse in cui la materia diviene ora leggera ora pesante, può farsi puro colore incandescente, assumere consistenza ingannevole o forme ancestrali.

Giorgio Vigna, nato a Verona nel 1955, è un artista che si esprime attraverso molteplici mezzi, dalla scultura al gioiello, dal disegno all’installazione, creando forme capaci di mettere in risonanza la sua forza immaginativa con gli elementi della natura nei suoi aspetti primari e primordiali.
Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
Il suo lavoro fa parte di collezioni pubbliche e private tra cui il Museum of Arts & Design e The Olnick and Spanu Collection di New York, l’Indianapolis Museum of Art di Indianapolis, il Museo Internazionale delle Arti Applicate Oggi di Torino e il Museo degli Argenti di Palazzo Pitti a Firenze.
<*>
ALTRE NATURE si presenta come un viaggio, un percorso circolare e atemporale, articolato in undici momenti e ottantanove opere che sintetizzano ed esemplificano aspetti diversi del lavoro dell’artista, in cui, sempre , gioca un ruolo fondamentale la scelta e la ricerca sulla materia.
Una sosta contemplativa (il Giardino dell’inizio) apre il percorso espositivo, un invito a sedere su grandi sculture, un vuoto sonoro racchiuso in segmenti metallici, improvviso e catartico. Nelle tre successive “stazioni” si manifestano accostamenti materiali antinomici, in cui il rame è reso docile e racchiuso in forme levigate, traslucide come gocce d’acqua solidificate. Nel sesto passaggio (il “Giardino fiorito”), enigmatici vasi in vetro emergono nell’oscurità facendo esplodere fiori su steli di rame, chiaro rimando alla canna da soffio dalla cui estremità nascono da sempre le opere dei maestri vetrai delle fornaci di Venini. Seguono poi le “finestre astronomiche”, due grandi opere in carta lavorata con un personale processo di stampa, “acquatipo”, che si presentano come grandi finestre affacciate su una vita cosmica ricca e frammentata. La nona “stazione” è un totem costituito di bracciali dei più vari metalli, reali e non, che emerge come una stalagmite affiorata da misteriose cavità sotterranee.
Il percorso si chiude in un ultimo contraddittorio contatto, la forma perfetta della sfera di vetro trasparente contenente un frammento di materia metallica grezza, come fosse acqua congelata che ingloba al suo interno il fuoco, una forma incandescente che evoca l’esplosione dei vulcani marini.