Palazzo Fortuny

Palazzo Fortuny

MARCO TIRELLI

Progetto

Anticipata da alcune opere dell’artista esposte o “disseminate” già al primo piano, la mostra occupa tutto il vasto ambiente del secondo piano del Museo e presenta tele di grandi dimensioni insieme a sculture e altri lavori di piccolo formato, concepiti da Marco Tirelli (Roma, 1956) per questi spazi.

I dipinti rappresentano elementi architettonici e geometrici astratti che alludono a stati di indeterminatezza e di passaggio. Forme essenziali in cui l’oggetto fisico diventa un pretesto per valicare il confine tra luci e ombre, stabilendo un rapporto metafisico con lo spazio: qui l’architettura si dilata fino a scomparire in un’illusoria monocromia che avvolge e coinvolge lo spettatore, creando uno spazio straniante, una finestra per la percezione, un varco per la meditazione.

Catalogo Skira con testo di Francesco Poli
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Marco Tirelli
Marco Tirelli e’ nato nel 1956 a Roma, dove vive e lavora. Frequenta l’Accademia di Belle Arti (Roma) diplomandosi nel corso di scenografia con Toti Scialoia. Dopo la prima mostra personale, nel 1978, a Milano, presso la galleria De Ambrogi, nel 1982 espone alla Biennale di Venezia, con una sala personale, invitato da Tommaso Trini nella sezione -Aperto -82-. Seguono numerose mostre personali in Italia e all’estero e partecipazioni alle Biennali internazionali tra cui la Biennale di San Paolo, la Biennale di Sidney e quella di Parigi.
Gli anni ’90 si aprono con la mostra all’American Academy di Roma, che pone in dialogo una collezione di disegni di Tirelli con i wall drawings di Sol LeWitt. Nel 1990 partecipa con una sala personale alla Biennale di Venezia invitato da Giovanni Carandente, Laura Cherubini e Flaminio Gualdoni. Nello stesso anno la Galleria Civica di Modena dedica una mostra al disegno di Tirelli e nel 1992 una personale, curata da Flaminio Gualdoni e Walter Guadagnini. Nel 2002 si tiene al l’Institut Mathildenhoehe di Darmstadt un’importante mostra antologica dal titolo -Das Universum der Geometrie-, presentata l’anno successivo alla Galleria d’Arte
Moderna di Bologna.