Palazzo Fortuny

  • Palazzo Fortuny
    13 Maggio – 26 Novembre 2017

Palazzo Fortuny

INTUITION

Orario:
dalle 10 alle  18
(ultimo ingresso ore 17)

chiuso il martedì

Il percorso

Il percorso si apre con una serie di notevoli menhir del periodo Neolitico, provenienti da antiche civiltà europee. Potenti “sculture” che testimoniano i tentativi di primi anonimi artisti di mettere in collegamento due mondi, di creare una relazione immediata tra terra e cielo. Ma la medesima forza e la stessa intensità la si può trovare nei lavori presentati di Chung Chang Sup, Anish Kapoor e nelle installazioni di Marina Abramovic e di Nicola Martini che esplorano la relazione tra sostanza e apparenza, materia e percezione.

Il campo d’indagine si sposta quindi verso la modernità: nel XIX secolo le tematiche dello spirituale, del sogno, del misticismo, il sentimento panico della natura e l’esperienza intuitiva nel processo creativo nella avranno nuovi sviluppi e, agli albori del secolo successivo, giocheranno un ruolo determinante nella nascita dell’astrattismo e nei lavori di Vassily Kandinsky, Paul Klee, Hilma af Klint, Jean Arp e altri.

L’importanza della ricerca spaziale e temporale verrà dai gruppi Gutai, Cobra, Zero, Spazialismo e Fluxus sarà illustrata con opere di Kazuo Shiraga, Pierre Alechinsky, Günther Uecker, Lucio Fontana, Mario Deluigi e Joseph Beuys.

L’interesse dei Surrealisti per l’inconscio costituirà un importante focus dell’esposizione. La loro fascinazione per i sogni, per la scrittura e il disegno automatici e per lo stato di alterazione dell’”io” saranno rappresentanti in mostra dai ‘dessins communiqués’ e ‘cadavres exquis’ di André Breton, André Masson, Paul Eluard, Remedios Varo, Victor Brauner – tra gli altri – insieme agli esperimenti fotografici di Raoul Ubac e Man Ray, e alle opere su carta di Henry Michaux, Oscar Dominguez e Joan Miró.
Questa eredità si rifletterà anche nei lavori di Robert Morris, William Anastasi, Isa Genzken, Renato Leotta e Susan Morris, aristi contemporanei che, dal 1960, hanno fatto rivivere rivistandolo e aggiornandolo l’interesse surralista per l’automatismo, giungendo a nuovi risultati formali e tecnici.
Il secondo piano di Palzzo Fortuny sarà interamente dedicato a queste “scritture automatiche”.

Durante le giornate del vernissage i visitatori saranno invitati a esplorare e sperimentare la fantasia paranormale degli artisti attraverso quattro performance legate al sogno, alla telepatia, e all’ipnosi – della mente e del corpo – realizzate da: Marcos Lutyens, Yasmine Hugonnet, Angel Vergara e Matteo Nasini.
Le riprese delle perforemance e le opere realizzate grazie a questi momenti creativi verranno ad arricchire il percorso espositivo.
Partendo dall’esperienze realizzate da Robert Morris negli anni ‘60 con i suoi Self-
Portrait, Matteo Nasini con la sua performance “Sparkling Matter” registrerà e analizzerà l’attività elettrica della corteccia cerebrale di un performer addormentato durante uno o più cicli di sonno, con uno strumento simile a quello scelto dall’artista americano. Questa registrazione si tradurrà in un solido geometrico, prodotto in ceramica con una stampante 3D e in una performance sonora dal vivo.
La svizzera Yasmine Hugonet ne “La Ronde/quatuor” dirigerà invece la coreografia di un gruppo di quattro danzatori che si muoveranno in circolo in un continuo silenzioso dialogo basato su mutuo scambio di gesti e posizioni.
“Ciò che sempre parla in silenzio è il corpo”, scriveva Alighiero Boetti con la sua particolare grafia speculare e ambidestra, così Marcos Lutyens, nato a Londra nel 1964, presenta una performance di ipnosi invitando il pubblico a partecipare per disegnare i propri pensieri inconsci su due tavolette di argilla posizionate su ciascun bracciolo della sedia. Nella sua improvvisazione “Straatman”, lo spagnolo Angel Vergara che attualmente vive e lavora a Bruxelles completamente coperto da un pesante e spesso lenzuolo dipingerà su una grande tela resa nera da uno strato di carboncino ciò che i suoi altri sensi gli faranno percepire. Vergara ha lavorato nell’occasione con la musicista Mireille Capelle che ha creato una nuova “Architettura sonora” per la mostra a Palazzo Fortuny a Venezia.
Rispondendo al ritmo e all’eco, la figura bianca cancella la superficie nera sulla tela, macchiando contemporaneamente il lenzuolo bianco: in questo modo lo spettatore potrà vedere l’intuizione esposta tra un corpo attivo e spazi sensibili.
Infine molti tra i più importanti artisti contemporanei sono stati invitati a creare un dialogo con le opere storiche e con il carattere unico della residenza di Mariano e Henriette Fortuny.

Alberto Garutti, Kurt Ralske, Maurizio Donzelli, Berlinde De BruyckereBruna Esposito hanno creato installazioni site-specific come risposta diretta e intuitiva agli ambienti di Palazzo Fortuny.

L’ultimo piano della casa-atelier di Mariano ospiterà una suggestiva installazione performativa – definita dalla partecipazione del pubblico che contribuisce a
trasformarla – dell’artista coreana Kimosooja. In “Archive of the Mind” il visitatore è invitato a modellare pezzi di argilla a forma di sfera, avvolto da una performance sonora in cui si sente l’artista mentre fa rotolare analoghi oggetti. Il momento meditativo e persino spirituale di ciascun visitatore viene congelato per sempre nelle sfere di argilla finite.
Accanto a questo, un Padiglione Wabi progettato da Axel Vervoordt e Tatsuro Miki invita i visitatori a scoprire il “Tokonoma’s”, laddove “Toko” significa piattaforma e “ma” vuoto incorniciato. Queste piattaforme sono un’umile testimonianza dei tentativi degli artisti di catturare il potere intuitivo della creazione. Dall’altra parte, una collezione di oggetti semantici è posta a confronto con lavori video di Anna Mendieta e Cleo Fariselli e a una coroegrafia di Damine Jalet ripresa da Gilles Delmas.