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	<title>Museo FortunyANTONIO BEATO. Ritorno a Venezia Archivi - Museo Fortuny</title>
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		<title>Mostra</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Aug 2025 09:27:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[ANTONIO BEATO. Ritorno a Venezia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Intorno al 1860, Antonio Beato arrivò dalla Cina al Cairo, e per quasi quarant’anni realizzò una serie di straordinarie immagini dei templi e dei siti archeologici dell’Egitto e dei paesaggi circostanti. Queste immagini divennero oggetti di un Oriente solo immaginabile, che un’élite prevalentemente europea era ansiosa di acquistare, segnando anche l’avvento della fotografia documentaristica. [...]</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>ANTONIO BEATO.<br />
</strong><strong>Ritorno a Venezia<br />
</strong><br />
<strong>Fotografie tra viaggio, architettura e paesaggio</strong></h2>
<p><strong>15 ottobre 2025 – 12 gennaio 2026<br />
Venezia, Museo Fortuny</strong></p>
<p><em><strong>A cura di</strong></em><br />
<strong>João Rocha</strong><br />
<strong>Marco Ferrari</strong><br />
<strong>con Cristina Da Roit<br />
</strong><br />
<em><strong>In collaborazione con</strong></em><br />
<strong>Università IUAV di Venezia</strong><br />
<strong>Università di Évora</strong></p>
<p><em><strong>Con il Patrocinio</strong></em><br />
<strong>dell’Ambasciata del Portogallo in Italia</strong></p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Quando il fotografo britannico Francis Frith (1822-1898) raggiunge lo storico sito di Abu Simbel durante il suo primo viaggio in Egitto, dal settembre 1856 al luglio 1857, <strong>i fratelli e fotografi “veneziani” Antonio Beato e Felice Beato</strong> stanno viaggiando nel Mediterraneo verso il Medio Oriente, spostandosi tra Egitto, Turchia e Terra Santa. I due avevano già documentato le ostilità della guerra di Crimea (1853-1856) e subito dopo, insieme o separatamente, avrebbero fotografato la rivolta della popolazione indiana contro l’Impero britannico e la seconda guerra dell’oppio.</p>
<p>Pur rappresentando una tipica espressione culturale dei viaggiatori dell’Ottocento, <strong>le loro campagne fotografiche vanno oltre lo spirito del Grand Tour</strong>. Ci si potrebbe domandare che cosa spingesse questi due “veneziani” a intraprendere i loro lunghi viaggi allo scopo di fotografare. Quali erano le motivazioni per recarsi in luoghi remoti e affrontare dei progetti fotografici tanto sorprendenti quanto innovativi?</p>
<p><strong>Intorno al 1860, Antonio Beato arrivò dalla Cina al Cairo</strong>, “la madre delle città”, come l’aveva definita Ibn Battuta, e per quasi quarant’anni realizzò, con dettagli meticolosi e un occhio acuto per la composizione, una serie di <strong>straordinarie immagini dei templi e dei siti archeologici dell’Egitto</strong>, della sofisticata architettura della Cittadella del Cairo, della dinamica complessità degli edifici dei Mamelucchi e dei paesaggi circostanti. Stampate singolarmente o in deliziosi album con fotografie anche di Félix Bonfils, Adelphoi Zangaki o Pascal Sébah, queste immagini divennero <strong>oggetti di un Oriente solo immaginabile</strong>, che un’élite prevalentemente europea era ansiosa di acquistare. Questo segnò<strong> l’avvento della fotografia documentaristica</strong> ed è probabile che ciò sia stato fondamentale anche per sviluppare lo studio della prima architettura islamica.</p>
<p>A circa duecento anni della nascita di Antonio Beato e in occasione del quarantesimo anniversario della prima e per ora unica mostra veneziana dedicata ai due fratelli (Ikona Gallery), ci sembra opportuno riportare il lavoro di questo fotografo importante nella sua regione d’origine. Uno degli obiettivi della mostra è colmare questa lacuna presentando un gruppo di fotografie di Beato individuate negli <strong>archivi della Fondazione Musei Civici di Venezia e in altre collezioni italiane e internazionali</strong>. L’esposizione illustrerà le sfaccettate <strong>implicazioni culturali e politiche</strong> insite in quelle immagini, andando oltre le interpretazioni tradizionali. Esaminerà l’interrelazione tra gli elementi architettonici e contestuali associati agli oggetti fotografati, e un’attenta selezione di libri dell’Ottocento offrirà ai visitatori un contesto culturale più ampio.</p>
<p>La mostra trova una sede congeniale nel Museo di Palazzo Fortuny non soltanto per il ruolo rivestito da questa istituzione nel panorama culturale veneziano e per il rapporto che lo collega alla fotografia, ma anche perché la storia di <strong>Mariano Fortuny</strong> sembra involontariamente legarsi a quella di Antonio Beato. All’inizio del XX secolo anche Mariano visitò infatti quegli stessi luoghi, disegnandoli, fotografandoli e raccogliendone i ricordi in <strong>preziosi taccuini</strong>, tuttora conservati nella sua biblioteca privata, che saranno ora esposti per la prima volta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>La mostra è visitabile dal 15 ottobre 2025 al 12 gennaio 2026, con l&#8217;<a href="https://fortuny.visitmuve.it/it/pianifica-la-tua-visita/orari/"><strong>orario</strong></a> e il <a href="https://fortuny.visitmuve.it/it/pianifica-la-tua-visita/biglietti/"><strong>biglietto</strong></a> del Museo.</em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://fortuny.visitmuve.it/it/mostre/archivio-mostre/antonio-beato-ritorno-a-venezia/2025/08/19804/antonio-beato/">Mostra</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://fortuny.visitmuve.it">Museo Fortuny</a>.</p>
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