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	<title>Museo FortunyLA BOTTEGA CADORIN. Una dinastia di artisti veneziani Archivi - Museo Fortuny</title>
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		<title>Mostra</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2016 16:24:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[LA BOTTEGA CADORIN. Una dinastia di artisti veneziani]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Tre generazioni di artisti, architetti, musicisti e fotografi attivi a Venezia tra Ottocento e Novecento al centro della nuova mostra di Palazzo Fortuny.  [...]</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>dal 26 novembre 2016 al 27 marzo 2017</strong><br />
<strong>Venezia, Palazzo Fortuny</strong></p>
<p><strong>_</strong></p>
<p><strong>L’epopea di una famiglia sotto l’egida dell’arte, nella Venezia tra Otto e Novecento.</strong></p>
<blockquote><p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">“Il talento pare che faccia vento&#8230;”</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vite indissolubilmente intrecciate, nonni, figli, cognati, nipoti, spose e mariti; <strong>vite dedicate all’arte in una città che con la sua bellezza ha saputo travolgerli</strong>, trasmettendo loro il senso della meraviglia. Architetti, scultori ed ebanisti, pittori, fotografi, restauratori, animatori dei più vivaci salotti artistici e culturali.</p>
<p>I <strong>Cadorin</strong>, provenienti da Pieve di Cadore (come Tiziano!) ma già nel XVI secolo trasferiti a Venezia, per tre secoli erano stati una presenza costante nelle vicende d’arte della città lagunare; un protagonismo che pareva essersi interrotto nel 1848 quando venne chiusa l’ultima delle sette botteghe della Serenissima.</p>
<p>Fu solo una parentesi: <strong>a riprendere la conduzione dell’atelier di famiglia, qualche decennio più tardi e fino al 1925, fu Vincenzo</strong>, grande scultore e intagliatore formatosi all’Accademia di Belle Arti e presto a capo di <strong>un’impresa che contava oltre 40 maestranze, chiamata a lavorare per i Savoia e per D’Annunzio</strong>, per chiese, case e palazzi e partecipe alle <strong>esposizioni della Biennale</strong> sin dalla sua fondazione.</p>
<p>Con Vincenzo e sua moglie Matilde, <strong>dalla casa-bottega di fondamenta Briati</strong>, ricomincia una storia posta sotto l’egida dell’arte che attraversa altre <strong>tre generazioni e tante diverse personalità &#8211; i figli Ettore e Guido Cadorin scultore e pittore, l’architetto Brenno del Giudice, il fotografo Augusto Tivoli e la figlia pittrice Livia, i liutai Fiorini &#8211; fino a Ida Cadorin in arte Barbarigo e a Zoran Music</strong>, uniti dalla vita e dalla passione per la pittura.</p>
<p><strong>Una storia intima e pubblica al tempo stesso</strong>, fatta di sentimenti, opere d’arte, avvenimenti storici e vicende culturali nella Venezia tra Otto e Novecento, che viene riannodata negli ambienti unici di Palazzo Fortuny a Venezia, dal 26 novembre 2016 al 27 marzo 2017, <strong>seguendo il filo dei ricordi dell’ultima testimone e grande erede di questa dinastia</strong> e grazie alle emozioni trasmesse dai suoi racconti.</p>
<p><strong>Ida Barbarigo ha raccolto, circondandosene negli anni, opere e testimonianze storiche</strong> della famiglia che sono in realtà uno straordinario patrimonio d’arte e conoscenza. <strong>Oltre 200 di questi lavori sono esposti in quest’occasione nella casa-museo di Mariano Fortuny</strong>, vero crocevia di arti, lungamente frequentata in gioventù da Ettore e Guido Cadorin, <strong>a rievocare un lessico familiare di cui veniamo eccezionalmente resi partecipi, quasi come amici.</strong></p>
<p>Ecco <strong>l’odore dei trucioli del Cirmolo</strong>; quella frase ripetuta in famiglia “<em>il talento pare che faccia vento</em>”; i versi della “<em>Mille e una notte</em>” letti in francese dalla mamma Livia Tivoli o il giornale satirico che sbeffeggia <strong>la passione per le belle donne dello zio Ettore</strong>, sempre in giro per il mondo &#8211; “<em>Il nostro corrispondente a Parigi sulle arti non possiamo trovarlo perché passa giorno e notte a osservare le gambe di Isadora Duncan, l’incomparabile danzatrice</em>’” Eccoli gli amici di papà Guido che “sapeva fare di tutto. Le arti decorative, i mobili, i vetri, i tessuti, i mosaici ma soprattutto la pittura”: <strong>da Malipiero a Pirandello, dai pittori veneziani Nono, Ciardi, Favretto e altri fino a Kokoschka</strong>.</p>
<p>Ecco il nonno di Ida per parte materna, Augusto Tivoli grande fotografo &#8211; ma “<em>i Tivoli non combinano niente</em>” &#8211; e la nonna Irene appartenente ai Fiorini, grande famiglia di liutai bolognese tanto che fu il prozio Giuseppe Fiorini a donare, nel 1930, gli strumenti e gli archivi di Stradivarius al museo di Cremona. Eccolo infine il viaggio a Parigi con Zoran, la sognata Parigi.</p>
<p>Su questo nuova trama si sono intrecciate <strong>altre memorie, prima fra tutte quella di Jean Clair</strong>, Accademico di Francia &#8211; chiamato a curare questa mostra nata da un’idea di <strong>Daniela Ferretti</strong> &#8211; che ha <strong>personalmente conosciuto Guido, Livia e Paolo e ancora Ida e Zoran di cui è stato grande amico</strong>, frequentandone le case e gli studi per più di quarant’anni. Sotto la sua magistrale supervisione <strong>le opere sono state puntualmente selezionate</strong> per documentare una straordinaria epopea artistica.</p>
<p><strong>Arrivano così in mostra dalla casa di Ida</strong>, a Palazzo Balbi Valier, dove erano appese alle pareti del grande salone o dello studio o sistemate nelle tante stanze della dimora, <strong>le opere del padre Guido Cadorin, disegni e dipinti</strong>: da quelli dei primi decenni del Novecento <em>L’idolo</em> (1911), il <em>Ritratto del padre</em> (1910), il trittico <em>Carne, carne, sempre carne</em> (1914) oppure <em>Nudo e paesaggio fiorito</em> del 1920 e <em>Il canale</em> del ‘21, ai lavori degli anni Cinquanta e Sessanta come <em>Punta della Dogana</em> del 1956, <em>Piazzale Roma</em> del ’58, <em>Acque</em> del 1963 o il bellissimo <em>Donde un giorno nacque il miracolo di Venezia</em> del 1969, fino alle tele datate 1973.</p>
<p>Arrivano le <strong>sculture di legno del nonno Vincenzo</strong> &#8211; una grande stele, la <em>fioriera</em> liberty del 1903, le sculture delle <em>Tabacchine</em> – ma anche i suoi gessi e le terracotte; ci saranno <strong>gli avori che mostrano la perizia tecnica di Ettore</strong>; le <strong>foto straordinarie di Augusto</strong> che ci svelano i volti di questa dinastia, le scene familiari, testimoniando anche le mondanità veneziane, gli interni di Palazzo Papadopoli, l’arrivo di Guglielmo II Imperatore o il crollo del campanile di San Marco del 1903.</p>
<p>E poi <strong>Ida</strong> e <strong>Zoran</strong>.</p>
<p>Lei con con i suoi sogni &#8211; <em>Caffè</em> (1956), <em>Jeu ouvert</em> (1961) &#8211; e le sue angosce: da <em>L’uomo di pietra</em> (1967) a <em>Le persécuteur</em> (1979), da <em>Demone o Saturno</em> (1997) a <em>I terrestri</em> (2002). Zoran con <strong>i drammatici disegni a inchiostro, che fissano per sempre la visione terribile dei corpi straziati a Dachau</strong>, e con i dipinti: da quelli degli anni Cinquanta, &#8211; <em>Estate in Istria</em> (1957), <em>Terre dalmate</em> (1958) &#8211; alle immagini di Venezia degli anni Ottanta come il <em>Canale della Giudecca</em> (1980) o Il <em>Mulino stucky</em>, ai <em>Ritratto di Ida</em> dell’83 e dell’86, per arrivare alle <strong>opere dell’ultimo periodo quando ormai la vista se ne stava andando</strong>: <em>Figura grigia seduta</em> e <em>La poltrona grigia</em> entrambe del 1998.</p>
<blockquote><p>“Il papà ci diceva sempre: soprattutto, non fate gli artisti, è una cosa spaventosa!”</p></blockquote>
<p>La mostra è accompagnata da un prezioso catalogo, curato da Daniela Ferretti (ed. Antiga), a tante voci: <strong>Laura Bossi Régnier</strong> che ha raccolto i ricordi di Ida Barbarigo, <strong>Ester Brunet</strong>, <strong>Silvia Carminati</strong>, <strong>Jean Clair</strong>, <strong>Daniela Ferretti</strong>, <strong>Valerio Terraroli</strong>, <strong>Marco Vallora</strong>, <strong>Monique Veillon Cadorin</strong>.</p>
<p>_</p>
<p><strong>A cura di</strong> Jean Clair<br />
<strong>Ideazione</strong> Daniela Ferretti</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si ringrazia Consorzio Tutela Valdobbiadene Prosecco Superiore</p>
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